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Malpensa Rugby

January 4, 2017

 

Siamo stati incaricati di raccontare, attraverso le immagini, il percorso di una squadra di Rugby nelle fasi finali e più significative della stagione, in specifico lo scontro diretto al vertice del campionato e la finale di ritorno dei playoff promozione.

La squadra, nata con il nome di Busto Rugby ASD nel 2008 e successivamente, con il trasferimento del campo nel comune di Gallarate nel 2012, oggi denominata Malpensa Rugby, ha militato nel campionato lombardo di categoria C2.

 

Oggi, 29 maggio 2016, la squadra, diretta dai due allenatori Fabio Brega e Edoardo Pennestrì e guidata da capitan Matteo Casnaghi, ha ottenuto la promozione nel girone C1 Elitè con la stagione perfetta: vittoria di tutte le partite disputate in stagione (sia in campionato regolare che nel doppio scontro della finale playoff, unica società in Italia a riuscirci tra quelle non retrocesse da campionati superiori l’anno precedente), vittoria del campionato con due giornate di anticipo, e, come detto, storica promozione alla categoria superiore.

Malpensa Rugby è una squadra giovane, dinamica e in continua crescita: lo dimostrano gli importanti numeri di giocatori tesserati in tutte le categorie, dal minirugby (6-8-10-12 anni), al settore giovanile (under 14-16-18), al progetto scuole, alla squadra femminile, nonché la splendida struttura sportiva nella quale si svolge la vita della società e si disputano le partite.

Il rugby è di per sé uno sport che, sia praticanti che simpatizzanti, non esitano a definire poetico: in effetti anche vedendolo con gli occhi di un neofita, provoca forti emozioni, emozioni che abbiamo provato a cogliere con i nostri scatti e le nostre fotografie.

Abbiamo vissuto sia gli spogliatoi che il campo con la stessa intensità. Nello spogliatoio regnava un’aria silenziosa e si respirava forte la concentrazione della squadra. Chi ascoltava con le cuffie la propria musica, chi aveva lo sguardo fisso e i muscoli tesi dalla concentrazione, chi aiutava i compagni a preparare le fasciature e il taping per affrontare la partita.

 

 

Gli allenatori poco prima della partita vengono accerchiati dai giocatori e dalle loro braccia tutte unite; si evoca concentrazione, si richiede durezza negli impatti, si ricorda che gli avversari sono allo stesso livello e possono essere sconfitti solo con il massimo impegno, si ricordano il cammino e le fatiche di una stagione di allenamenti e partite, si danno le ultime indicazioni tecniche, si cerca la massima motivazione e si ricorda che la vittoria dovrà necessariamente passare dal rispetto degli avversari, del regolamento, dell’arbitro, ahimè cosa rara in spogliatoi di altri sport; ma soprattutto si ricorda che nel rugby, sport collettivo per eccellenza, la vittoria passa sempre e solo dalle mani del compagno e che anche la migliore individualità non potrà mai essere sufficiente per eccellere.

Tutto ciò concentrato in pochissimi istanti: lo spogliatoio del pre-partita ci è sembrato un posto magico, fuori dal tempo, che merita il rispetto e il silenzio solitamente usi nei luoghi di culto, un posto dove gli sguardi raccontano più delle parole.

Le emozioni scorrono ancora quando il capitano consegna le maglie ai compagni, gesto accompagnato da un forte abbraccio e da un ringraziamento per le partite passate e per quella da affrontare. Gli abbracci e i ringraziamenti hanno la stessa intensità sia per chi inizierà la partita da titolare, sia per chi subentrerà dalla panchina, poi vengono ringraziati i non convocati che guarderanno la partita dalle tribune perché si arriva al risultato soprattutto con una squadra unita e motivata, nello spogliatoio, come in allenamento e, ancor più, durante le partite.

 

 

L’emozione del campo non è da meno: il tunnel che porta all’ingresso è occupato centralmente dall’arbitro e dalle due squadre ai suoi lati. Passando in mezzo tra le due squadre disposte in fila indiana si incontrano sguardi fissi verso il campo, i visi sono tesi ma concentrati e questa sensazione si sente sulla pelle.

Il fischio dell’arbitro dà inizio a manovre di abilità, intelligenza e duri scontri e tutta la preparazione e gli insegnamenti prendono vita. Nessun giocatore replica una decisione arbitrale, nessun giocatore discute con i compagni o con gli avversari. Qualunque sia il risultato le squadre si impegnano fino all’ultimo secondo come se fossero sullo 0 a 0.

Colpisce molto l’atteggiamento in campo. Quando un compagno viene sostituito e ne entra uno nuovo vengono ringraziati e incoraggiati entrambi da tutti i compagni. Finita la partita la squadra vincente disposta su due file, il cosidetto “corridoio”, viene attraversata dagli avversari battuti sul campo, ma onorati per il loro grande impegno; perché, come i principi basilari di questo sport insegnano e come l’allenatore Fabio Brega ci ha ricordato “grande deve essere il rispetto per l’avversario, perché più egli è forte, più sarà grande l’onore di averlo battuto”.

L’ultima partita, ritorno dei play-off valevole per la promozione, vede di fronte Malpensa Rugby e i bergamaschi dell’Orobic. La partita, dopo la vittoria di Malpensa a Bergamo raggiunta negli ultimissimi minuti di una partita molto intensa, finisce 25 – 0 per i padroni di casa e corona un sogno su cui nessuno, giocatori e allenatori esclusi, credeva possibile, soprattutto con queste modalità.

Altro momento molto emozionante è stato quando i compagni dopo il fischio finale sono corsi fuori dallo stadio verso il parcheggio ad abbracciare il loro compagno che, subìto un infortunio di gioco, ha voluto aspettarli prima di partire con l’ambulanza verso l’ospedale.

E quando la battaglia finisce, insieme alla pioggia battente di giornata, tutti i protagonisti senza alcuna esclusione, si ritrovano insieme per il famoso “terzo tempo” offerto dalla squadra di casa.

 

 

 

Un piatto di pasta e una birra per ricordare che nel rugby non si gioca contro, ma con l’avversario: un dettaglio linguistico ma un principio cardine importante, per il quale, terminata la competizione, tutti si è amici nel nome di questo splendido sport, per il quale tutti i presenti condividono le medesime gioie e fatiche, anche se con maglie di diverso colore, con dialetti spesso lontani e indecifrabili o, a livello internazionale, con lingue e culture differenti.

Siamo stati piacevolmente colpiti dai ragazzi e dagli allenatori (Brega e Pennestrì sono due allenatorI giovani, competenti e ambiziosi, entrambi molto amati dai giocatori e dalla società anche per il clima positivo e di amicizia che cercano di creare in una realtà che pretende molto impegno ma è, a questi livelli, lontanissima dal professionismo) di questa bellissima squadra e dal mondo del rugby.

Siamo quindi molto fieri di aver raccontato questa breve storia di sport, valori, rispetto e amicizia e orgogliosi di aver fatto parte, seppur solo per poche ore, di questa splendida realtà.

Un grazie a tutti i fotografi di STUDIO 14, Arcidiacono Andrea, Alessandro Castiglioni, Massimiliano Pescarolo, Marco Sartori e un caro ringraziamento al supporto di Gaudenzio Gambaro.

 

Marco Sartori 

 

 

 

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